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------- ENGLISH -------
::UK MUSIC REVIEW::
“With a generous helping of Mogwai-like riffs, the album quickly opens up and swims all around you, making you dizzy with expectation”
UK MUSIC REVIEW
If you ever do a Google search on these guys, don’t get confused by what you might find – they are not the Italian eurodance project. Far from it, in fact.
Slowly burning from the get-go with lovely soothing – almost medieval – vocals over kooky guitar, RED VELVET very soon hit it big with the swirling drug trip Prayer For The Dead, Prayer For You. The lone, brooding acoustics are thrust out of the way as the big, brash guitar makes way for the crunching rock to come.
From the album’s artwork, you’d expect this album to be intrinsically weird and the band do not disappoint. With a generous helping of Mogwai-like riffs, the album quickly opens up and swims all around you, making you dizzy with expectation.
Swaying gently onward, the duo of Chalmin and Recchia swoop into Poison; an angst-driven mix of charming vocals that implodes on itself as the track gets madder. The great samples stuffed behind desperately low guitar make it all the more distressing as Chalmin screams of the misfortune of being one’s very own poison.
The really quite operatic Stay & Stare then feeds in perfectly, floating about you in a great mist before finally blasting off in a climax of screaming guitar and booming drums, finally culminating with the kind of hard poignancy normally saved for acts like Biffy Clyro.
Blood On The White Carpet – a beautiful little number with bizarre lyrics generously layered over the top – slows things right down again to that medieval feel, reminding you just how frustrating blood or ribena on your carpet can be. CHALMIN takes great pleasure in playing with you ever so slightly, threatening to build into a big crescendo before whipping the rug (or, ahem, white carpet) from under you and starting all over again as if nothing ever happened.
The careful pound of Lab Rat stirs you gently before awaking you with a cold, metal-induced rush as CHALMIN invariably denies any allegations of his being a rat himself.
The cooling of Waste Of Time flows over you like an ocean breeze, as the record takes a turn with the relaxing effects of Crystal Ball. This turn doesn’t last long though with the boys suddenly cranking it up with Wake Up and the raucous title track.
After the quick furore of My Very Own Stranger, they finally land on the experimental Purple Diamond; a whooshing melee of dance, rock and robotics.
Although a few dull points throughout, it’s generally quite an exciting offering from the twosome. With each misjudged Bird Song, there is a cracking Stay & Stare. With every moment that they take themselves a little too seriously, there is a flailing crash of instruments.
On initial listening – and really only the first half – you could be forgiven if you thought you were party to a little deja-vu. With heavy influences from such heavyweights as BIFFY CLYRO and MOGWAI, the worry very quickly surfaces that these guys could be just another tagger-on, but any doubt is promptly dashed. The boys take this baby and mould themselves nicely in such a way that you realise that “no, I haven’t heard these lads before, after all” and begin to thoroughly enjoy the ride.
Despite being a journey of peaks and troughs, Red Velvet do just enough to keep your mouth watering for that little bit more.
PLAN B
March 2009
«…jutting riffs, tastefully restrained electronics and cripplingly delicate, sensitive and emotionally translucent passages »
------- FRANCAIS -------
::ROCK & FOLK::
Qualité France
"...un premier album qui relève d’un rock indé adepte de climats ténébreux, de ruptures et de contrastes."
"[Red Velvet] s’émancipe par la force et la densité de son propos musical qui l’entraîne bien loin des sentiers battus vers un horizon où le rock rejoint l’expérimental.'
ROCK & FOLK
Novembre 2009
Qualité France
Après avoir pendant des années prétendu que le rock était mort, tous les médias célèbrent son grand retour. Cette rubrique s’abstiendra de telles énormités puisqu’elle dresse le constat régulier de la persistance de la fièvre électrique par delà les modes. Mais ce retour de flamme donne des ailes à certains, comme en témoigne la sélection du mois parmi les quarante-trois disques parvenus à la rédaction.
Red Velvet est un duo franco-italien unissant un chanteur-guitariste et un batteur qui tâte des synthétiseurs et des samplers. Deux ans après ses débuts, il livre un premier album qui relève d’un rock indé adepte de climats ténébreux, de ruptures et de contrastes. Si l’on peut retrouver des traces de ses influences majeures (Sonic Youth et les Smashing Pumkins), il s’émancipe par la force et la densité de son propos musical qui l’entraîne bien loin des sentiers battus vers un horizon où le rock rejoint l’expérimental.
------- ITALIANO -------
LASCENA.IT
By Vittorio Lannutti
È un connubio tutto particolare quello dei Red Velvet, formato dal duo franco/italiano David Chalmin e Fabio Recchia “Reeks”. Cresciuti con l’indie-rock anni ’90 (Sonic Youth e Smashing Pumpkins su tutti) i due artisti rielaborano con sapienza tutto ciò che è stato prodotto nello scorso decennio e nei primi anni del 21° secolo in ambito rock indie.
Forse il duo ha messo troppa carne al fuoco in questo debutto, senza attuare preventive e salutari scremature, ma tutto sommato va bene così, dato che alla fine dei conti “Purple diamond” suona e si presenta come vero e proprio compendio dell’indie-rock. In questo disco, infatti, si passa dal crossover in salsa At The Drive-In, con le chitarre particolarmente taglienti, di Red velvet al post punk, dai risvolti grevi e darkeggianti, di Poison. Con Lab rat il duo raggiunge addirittura le vette evocative ed intimiste dell’asse Neurosis-Tool e con il classico My funny valentine ci regala persino un tocco di romanticismo da riempirci il cuore.
Un buon debutto che accontenta palati musicali dai gusti diversi.
KDCOBAIN.IT
Dietro il nome di Red Velvet si nasconde un duo italo-francese che sperimenta nel capo dell’indie rock fondendo elettronica e chitarre in un vortice di atmosfere dark. Ma nel disco sono presenti varie anime che rendono lo stile dei Red Velvet estremamente variegato. Si parte con “Prayer for the dead, prayer for you” che apre le danze rispettando la tradizione di un rock sperimentale coadiuvato dai sintetizzatori. Subito dopo si viene spiazzati dai cadenzati riff elettrici di “Poison”, che svela una certa natura metal che non ci saremmo aspettati.
Le sorti rock prendono poi una strada sempre in bilico tra suoni heavy ed elettronica come in “Blood on the white carpet” o “Stay & Stare” dove anche il cantato gioca anche con liriche prima sussurrate e poi urlate. Anche il brano che dà il titolo all’album gioca con questo canovaccio. “Purple diamond” è un album dove il rock assume varie vesti, da quella di ballata a quella di brano rock tirato, fino a raggiungere momenti di vera schizofrenia sonora. [...]
http://www.kdcobain.it/pagine/recensioni/redvelvet.htm
SOUNDMAGAZINE.IT
nov 20th, 2009
By Valentina Zardini
Non fatevi ingannare dalle malinconiche note post-rock del brano iniziale “Prayer for the dead, prayer for you”, perchè i Red Velvet hanno unghie affilate e sanno far male.
E’ incredibile quanto possano sorprenderti, passando da arpeggi di chitarra indie-rock in cui sentirsi a casa, a sfuriate vocali ed inserti d’elettronica, che fanno da terreno comune tra analogico e digitale, tra sfogo e riflessione.
A tratti caotiche, a tratti estremamente ordinate, la voce e la chitarra di David Chalmin fanno da controversi traghettatori in quello che poi, grazie all’apporto della batteria, sintetizzatore e campionatore di Reeks diventa “Red Velvet”. La copertina dell’album può suggerire il suo contenuto, fatto da colori scuri e fluorescenti, scritte platinate e scoordinate, cerchi ipnotici e colori sfuocati.
“Red Velvet” ha il potere di suscitare diversi stati d’animo con una velocità sorprendente, di scavarti dentro e poi ritirare la mano in un secondo per paura di farti male…è un album eclettico, completo, sorprendente.
Io lo ascolto e lo riascolto, facendomi un po’ graffiare, ma con la consapevolezza d’aver davanti un lavoro stupendo nella sua originalità.
Se questo è l’esordio, l’attesa per il prossimo lavoro diventa quantomeno trepidante.
SALTINARIA.IT
Novembre 2009
Da un buon lavoro possono nascere dei capolavori o dei buoni progetti: “Purple Dimaond” dei Red Velvet, invece, si configura come un album che è in mezzo a queste definizioni, ma molto più avanti rispetto alla classificazione dei generi musicali.
Genere: Dark-Indie Rock/Post Rock
Voto: 9.5/10
Ascolta anche: Sonic Youth, Radiohead
Molta strada passa tra un buon Cd e un capolavoro che verrà portato avanti dalla storia. E’ insolito vedere come, dopo tutto quello che ha portato la storia, la musica non sia ancora riuscita a partorire delle leggende che rimarranno tali per secoli sia come “prodotto” che come capostipiti per una probabile ispirazione. Magari qualcuno esiste, ma non è una “manciata” molto vasta.
Eppure, ogni tanto, l’arte di fare musica sa sorprendere tutti muovendosi attraverso dei talenti nascosti o, come in molti casi, attraverso chi veramente “sgobba” per creare un Cd: nasce così “Purple Diamond” dei Red Velvet, un album che non ha alcuna pretesa di essere un “masterpiece”, ma che, in maniera sottintesa, si configura come qualcosa di diverso da tutto ciò che ci circonda.
Reduci da un grande lavoro per cercare il giusto sound, i Red Velvet hanno deciso di registrare a Roma il loro primo album (“Purple Diamond”) non soltanto per rendere ovvia la loro grande abilità musicale, ma anche per prendere una sorta di posizione: la creazione di un nuovo genere, ovvero il Dark-Indie Rock.
L’indie rock si sa benissimo come “suoni” poiché, ultimamente, l’intero panorama musicale si muove intorno all’uso della sperimentazione in campo elettronico e dei riff di chitarra, ma nei Red Velvet il discorso sembra muoversi intorno ad altri campi che riguardano sempre quelli prima citati, ma raggiungendo un livello che sembra essere completamente diverso grazie ad un uso di sonorità che sembra ricordare non solo il passato, ma anche il presente immersi in una comune unione atmosferica, amplificata da testi che sono in grado di aprire le porte del simbolismo attraverso l’ottimo utilizzo dell’abilità interpretativa del cantante David Chalmin.
Il lavoro “Purple Diamond”, infatti, si apre con un brano molto efficace, ma che risulta essere abbastanza lungo e ripetitivo: “Prayer For The Dead, Prayer For You”; fin qui nulla di strano: le influenze percepite sono quelle di un rock sperimentale con campionatori e sintetizzatori che da l’idea di essere psichedelico, ma non si avvicina più di tanto a quel genere a causa della ripetitività delle frasi musicali. L’ascoltatore, fin qui, può stare tranquillo, nel senso che sa già cosa gli verrà proposto, ma alla seconda traccia si trova completamente disorientato: si apre la strada verso un brano metal chiamato “Poison”, fino ad arrivare a due brani che si uniscono tra loro (“Stay & Stare” e “Blood On The White Carpet”).
La bussola del genere si è ormai persa, ma, ulteriormente, la direzione cambia ancora quando ci viene presentato “Crystal Ball”, un brano strumentale che si configura come un salto negli anni 70 aprendoci un mondo di possibilità che meglio si manifestano con i meravigliosi testi di “Red Velvet” e “Purple Diamond” (canzone reduce del rock psichedelico).
Bisogna ricordare, però, in mezzo a tutta questa piacevole “confusione” anche la presenza di una sorta di canzone romantica, ma allo stesso tempo che ricorda i versi dei poeti decadenti: “My Funny Valentine”.
Creare “Purple Diamond” non dev’essere stato un lavoro facile, ma è meraviglioso vedere come tanta difficoltà abbia procreato un progetto degno di nota che sa distinguersi da tutto il resto.
Bisogna solo sperare che nuovi album dei Red Velvet vedano presto la luce.
Simone Vairo
IMPATTO SONORO
Novembre 2009
Avvolto in un packaging assai ispirato e futuristico, “Purple Diamond” è l’esordio discografico per i Red Velvet, duo franco-italiano nato alla fine del 2007 e formato da David Chalmin (chitarra, voce) e Fabio “Reeks” Recchia (batteria, sintonizzatore, campionatore).
I Red Velvet si muovono con versatilità attraverso più stili musicali: si passa dal moderno dark- indie rock al più
elaborato e nervoso post-rock, dalla convulsa ed intricata musica elettronica contemporanea a momenti più rilassati ed intimisti, attraverso i quali i Red Velvet riescono a mettere a nudo la loro vera “anima”.
[...]
Massimiliano Locandro
http://www.impattosonoro.it/
KATAWEB.IT
Agosto 2009
Per capire questo disco è necessario prendere in mano la copertina (realizzata da Roberto Calbucci): arte astratta, decoupage di idee, un nonsense di colori e forme geometriche, decine di font e loghi differenti, per evitare etichette.
Così la musica al suo interno rifugge dal genere, evita le gabbie degli stili nella speranza di inventarsi qualcosa di nuovo, manipolando e trasformando, unendo e tagliando, mischiando la dolcezza della poesia e la violenza chitarrosa.
I Red Velvet basano la loro musica sull’alchimia di due uomini, il chitarrista e compositore David Chalmin e il batterista/musicista Fabio Recchia: essi seguono il proprio istinto al momento della scrittura e razionalizzano le idee quando si tratta di utilizzare la sintesi.
Per questo “Red Velvet” è un disco bipolare con doppio passaporto: da una parte c’è la tradizione anglosassone con un rispetto quasi sacro nei confronti della melodia, una voglia di creare linee dotate di gancio che possano permettere un ascolto fluente, dall’altra parte la necessità italica di mostrare un atteggiamento iconoclasta, alla costante ricerca di novità e distanziandosi il più possibile dalla tradizione musicale nostrana.
Insieme, questi due, hanno creato una figura mitologica: un cantautore con la testa di Jeff Buckley, le mani di Damien Rice, la chitarra di Billy Bragg, l’elettronica post-industriale di Trent Reznor, esplosioni nu-metal alla Korn e il missaggio all’italiana con la voce in primo piano e il muro sonoro un po’ più distante, che ‘c’è gente che vuole dormire’.
[...]
Fabrizio Galassi
http://canali.kataweb.it/musica/2009/09/07/red-velvet-red-velvet/
ROCKSHOCK.IT
July 2009

IL POPOLO DEL BLUES
July 2009
Grida e rumore, distorsioni e forza, volume e sonorità lancinanti. Allo stesso tempo grande senso della dinamica e, a sorpresa, momenti di melodia e dolcezza che si alternano alle frequenti eslposioni sonore. Sono questi gli ingredienti che più colpiscono nell'album di debutto del duo franco-italiano Red Velvet, composto da David Chalmin (chitarra, voce) e Fabio “Reeks” Recchia (batteria, sintetizzatore, campionatore). I due musicisti hanno intrapreso la loro collaborazione nell'ambito della riuscita esperienza musicale B for Bang, una sorta di supergruppo con musicisti che vanno da Giovanni Sollima a Katia Labeque che ha realizzato nel 2007 un album di tributo ai Beatles intervallando cover e brani originali.
Le canzoni, spesso presentate inizialmente nella loro veste più scarna e acustica, si trovano col procedere dei brani immerse dentro tempeste sonore sature e distorte, quasi abbandonate a loro stesse di fronte al ruggire roboante della chitarra.
Tra Sonic Youth e Radiohead, il gruppo propone un indie-rock dai toni cupi e scuri, rimbalzando tra hard rock, metal e grunge. C'è un costante senso di spaesamento e di vuoto che emerge da testi forti e che lasciano poco spazio alla speranza, mentre la musica ondeggia tra confusione, sospensioni , respiri e scariche liberatorie.
A tratti forse un po' cupo, ma molto intenso.
Giulia Nuti
SUONO
May 2009
"Un bel disco […]"
"Una vocalità fuori dall’ordinario"
"Una versione di My Funny Valentine tra le più belle mai sentite'
ROCKACTION.IT
April 2009
Quello dei Red Velvet è un progetto che avanza sotto l’ala protettrice della KML Recordings (etichetta delle sorelle Katia e Marielle Labèque) composto da due ragazzi giovani, ma con le idee musicali già ben chiare in mente.
Il francese David Chalmin e il nostro Reeks (al secolo Fabio Recchia) riversano nel loro album d’esordio una amalgama sonora che va rintracciata nell’incontro tra la voce e la chitarra elettrica – affilata e dolce all’occorrenza - del primo, con la componente ritmica e l’elettronica duttile del secondo. Cinquanta minuti che mostrano come i suoni sintetizzati possono fondersi e viaggiare sullo stesso piano della strumentazione acustica, in un equilibrio che dà costantemente la sensazione di passione, riflessione, inventiva. “Red Velvet” si sposta con precisione da brani noise, urlati, come “Poison” o “Stay and Stare” a situazioni votate alle atmosfere scure e moderate di “Blood on the White Carpet” (bella prova di songwriting firmata dal transalpino); dall’incedere vorticoso di “Lab Rat” a un’appassionata e raffinata rilettura del classicissimo “My Funny Valentine”. Cultura musicale applicata, verrebbe da dire, che grazie al timbro vocale di Chalmin, vicino allo Steven Wilson di metà Novanta, si traduce in un rock-elettronico scuro e pieno di spunti creativi, capace di girare a largo dai facili scimmiottamenti.
Ottimo esordio dunque, che sicuramente darà ai ragazzi la consapevolezza di avere tra le mani una materia sonora interessante che aspetta solo di essere plasmata nel miglior modo possibile.
LINK
AGENZIAMI
April 2009
Watch the video : http://www.agenziami.it/articolo/3312/Red+Velvet
AUDIOCOOP
March 2009
La scena musicale "alternative" ha dato vita ad un esordio discografico di rara bellezza, che ci rivela un nuovo grande talento, David Chalmin, autore di composizioni sperimentali e di liriche intense, interpretate da una voce toccante e sostenute da chitarrismi diretti ed evocativi.
Insieme a Chalmin le alchimie di Fabio "Reeks" Recchia per questo nuovo e sorprendente combo musicale. Il disco esce per la Kml Recordings, la nuova factory di Katia e Marielle Labèque.
www.audiocoop.it
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